Ginecologia e Ostetricia
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Ginecologia e Ostetricia

In medicina, la ginecologia si occupa della fisiologia e delle patologie che coinvolgono l’apparato riproduttivo femminile e l’apparato urogenitale. L’ostetricia, invece, consiste nell’assistere la donna in occasione di gravidanza, parto e puerperio.

A chi si rivolge

Per superare le difficili sfide che ogni donna spesso affronta dalla pubertà alla menopausa è necessario il supporto di assistenza sanitaria integrata e di alto livello. Proprio per questo, gli specialisti in Ginecologia e Ostetricia a Monselice – Pozzonovo di MediClinic si impegnano ad aiutare le pazienti a vivere la propria femminilità in modo sereno e positivo, avvalendosi anche del supporto di tutti i professionisti della Clinica che hanno competenze specifiche nella cura del benessere della donna.

Percorsi clinici

I percorsi di salute per la donna, creati appositamente per soddisfare i bisogni della paziente nell’arco di poche ore, consistono in una serie di prestazioni diagnostiche (compresa la visita ginecologica) utili a ottenere un quadro clinico completo. In ognuno dei percorsi proposti, il ginecologo diventa punto di riferimento per tutti gli altri specialisti e si rende collettore per i loro interventi o consulenze. In conclusione dell’iter diagnostico, il professionista si prefigge di arrivare a una soluzione del problema e a un intervento terapeutico adeguato.

DNA Fetale

Il DNA fetale è un test che permette di sapere, con un’attendibilità quasi uguale a quella di villocentesi o amniocentesi, ma senza il rischio abortivo dato da questi esami, se il feto è affetto da anomalie cromosomiche.

Si tratta di un prelievo di sangue materno con il quale si analizza il DNA fetale libero, cioè quella quota ridotta di materiale genetico che dal sangue fetale confluisce nel circolo materno. Trattandosi di un prelievo di sangue, il test è assolutamente innocuo sia per la mamma che per il bambino, quindi non provoca alcun rischio di aborto.

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Riabilitazione del pavimento pelvico

Il servizio di Ostetricia e Ginecologia di Monselice – Pozzonovo presso MediClinic prevede anche l’attività di riabilitazione del pavimento pelvico, il quale si occupa della valutazione e del trattamento delle disfunzioni dell’area pelvica di natura:

  • urologica;
  • ginecologica;
  • andrologica;
  • colonproctologica.

correlabili ad un’alterata funzionalità del pavimento pelvico.

Il percorso rieducativo è abbastanza complesso, che inizia con la valutazione dello stato di salute del pavimento pelvico del paziente ai fini di programmare una terapia su misura, la quale si può avvalere di una serie di tecniche non strumentali (come la fisiochinesiterapia) e di tecniche strumentali (come l’elettrostimolazione o il biofeedback).

La riabilitazione del pavimento pelvico si rivolge quindi a tutti quei pazienti, sia uomini che donne, che presentano un’alterata funzionalità di questo distretto, come:

  • perdite di urina;
  • urgenza nell’urinare;
  • difficoltà, dolori o insensibilità durante i rapporti sessuali;
  • dolore o sensazione di peso;
  • difficoltà a trattenere gas o feci;
  • stitichezza.

Trattamento Laser Vaginale Juliet

MediClinic mette a disposizione dei propri pazienti il nuovo trattamento laser vaginale Juliet mirato a contrastare:

  • atrofia vulvovaginale;
  • perdita di elasticità e tono;
  • sindrome genitourinaria farmacologica o postmenopausale.

È un trattamento:

  • mini invasivo;
  • privo di ormoni;
  • veloce, sicuro, indolore;
  • richiede meno di 15 min;
  • si esegue senza anestesia;
  • privo di effetti collaterali;
  • risultati immediati.

L’obiettivo di questo trattamento è quello di ripristinare il metabolismo originario del tessuto connettivo e migliorare lo stato della mucosa stimolando il processo di neocollagenogenesi.

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Prestazioni diagnostiche

L’ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia Monselice – Pozzonovo di MediClinic mette a disposizione delle proprie pazienti prestazioni diagnostiche all’avanguardia, che consentono di ottenere risultati specifici e precisi in modo indolore e non invasivo.

Ecografie pelviche (transaddominali e transvaginali)

L’ecografia pelvica viene effettuata con gli ecografi a 2, 3 e 4 dimensioni. È un esame non invasivo, che richiede una preparazione minima e non ha effetti collaterali. L’esame viene eseguito in due modi: con una sonda transaddominale (appoggiata sul ventre della paziente) o con una sonda transvaginale.

L’obiettivo dell’ecografia pelvica è descrivere la morfologia dell’utero della paziente andando alla ricerca di eventuali anomalie che possono causare sintomi indesiderati. Con questo esame è inoltre possibile stabilire la dislocazione di tutte le formazioni uterine anomale, come fibromi, polipi e sinechie.

Poiché porta la sonda a contatto con le strutture più interne degli organi genitali, l’ecografia pelvica transvaginale permette di esaminare a fondo anche le strutture annesse all’utero, in particolare le ovaie, per evidenziare l’eventuale presenza di formazioni cistiche, dal contenuto semplice, misto o corpuscolato.

L’ecografia pelvica è indispensabile per la diagnosi d’urgenza di pelviperitoneo e di endometriosi pelvica. L’esame ecografico transvaginale delle ovaie permette anche la conta dei follicoli per la ricerca di gravidanze.

Poiché totalmente innocua, può essere usata anche all’inizio della gravidanza: l’ecografia, in questo caso, è fondamentale per verificare soprattutto che non si tratti una gravidanza extrauterina, detta anche ectopica.

L’ecografia può infatti evidenziare una gravidanza che si è annidata all’interno di un tuba, un evento purtroppo drammatico che va affrontato rapidamente e chirurgicamente perché, se trascurato, può portare alla rottura della tuba stessa e, di conseguenza, a una cospicua perdita di sangue all’interno del peritoneo (emoperitoneo). Nella maggior parte dei casi è sufficiente l’ecografia pelvica per determinare l’origine di sanguinamenti o dolori. Quando questa non è sufficiente, è necessario ricorrere alla risonanza magnetica con o senza mezzi di contrasto.

Citologia vaginale o Pap test

La citologia vaginale, detta anche Pap test (dal primo medico che ideò il test, Georgios Papanicolau, nel 1945), è l’esame principale per la ricerca di tumori del collo dell’utero. È un esame di screening (protocollo), cioè utilizzato per la ricerca della patologia in un settore specifico della popolazione. Questo test infatti andrebbe eseguito almeno una volta ogni tre anni da tutte le donne con un’età compresa tra i 25 e i 65 anni.

La procedura d’esame consiste nel prelievo di cellule dal fornice posteriore della vagina, dal collo dell’utero e dall’endocervice. Le cellule prelevate in questi distretti vengono fissate su un vetrino, colorate ed esaminate dall’anatomopatologo, che ricerca la presenza di cellule anomale.

Lo scopo dello screening è battere sul tempo la malattia, cioè diagnosticare la presenza di cellule tumorali prima che si sviluppi il tumore vero e proprio.

Esistono tre classi di rischio delle anomalie riscontrate, e in base alla gravità del rischio si prendono i provvedimenti diagnostici necessari. Le classi di rischio sono denominate:

  • CIN1;
  • CIN2;
  • CIN3

dove CIN sta per Cervical Intraepithelial Neoplasia (neoplasia cervicale intraepiteliale, la lesione pre-cancerosa della cervice uterina o collo dell’utero).

Pazienti con classe di rischio CIN1 o CIN2

Nelle pazienti che dal test risultano nella classe di rischio CIN1 o CIN2, circa un terzo o due terzi delle cellule cervicali rispettivamente sono anomale.

Per queste donne sono sufficienti soltanto dei controlli regolari ed eventualmente una colposcopia. Sulla base del risultato di quest’ultima, poi, può essere necessaria una piccola biopsia del collo dell’utero, la cui risposta può confermare la diagnosi oppure offrire un quadro più grave. In questo caso si asporta una piccola parte di collo dell’utero a forma di cono, in un intervento chiamato conizzazione, eseguito ambulatorialmente con un’ansa diatermica. Tramite l’analisi del tessuto asportato si ottiene in linea di massima la conferma di rischio basso o medio.

La conizzazione è un intervento senza controindicazioni che si esegue in day surgery e non provoca sanguinamenti significativi. A questo intervento va associata la biopsia del canale cervicale, cioè di quell’area che si estende dalla parte esterna del collo dell’utero fino alla cavità uterina stessa, che viene eseguita per assicurarsi di avere rimosso tutte le cellule anomale e che non ve ne siano altre nelle aree contigue.

Pazienti con classe di rischio CIN3

Le pazienti che risultano nella classe CIN3 hanno già un tumore in corso. Per loro è necessaria una conizzazione più aggressiva, ovvero il prelievo di un pezzo di collo dell’utero più grande. Questa operazione si effettua con un normale bisturi, che consente un prelievo più profondo e più ampio del tessuto tumorale rilevato. Anche in questo caso l’esame viene sempre associato a una biopsia del canale cervicale rimanente e, più raramente, dell’endometrio.

Colposcopia

Grazie al servizio di ginecologia a Monselice è possibile eseguire la colposcopia, esame che serve a completare la diagnosi di un’eventuale patologia del collo dell’utero. Non si sovrappone ma si associa alla citoloiga vaginale (Pap test). L’esame permette al ginecologo di visualizzare e localizzare le aree malate del collo dell’utero, che vengono evidenziate da colorazioni particolari.

L’esecuzione della colposcopia avviene tramite l’esposizione del collo dell’utero, la detersione dello stesso con l’acido acetico (che serve per togliere mucosità ed evidenziare così il percorso dei vasi sanguigni) e l’applicazione di una soluzione composta da una sostanza reattiva (“reattivo di Lugol”) che serve a evidenziare le aree sospette.

Le aree del collo dell’utero che captano la colorazione sono sane, quelle che non reagiscono alla sostanza possono essere sede di patologie. L’area trattata con il reattivo viene osservata con il colposcopio, uno strumento che consiste in un binocolo munito di una fonte luminosa.

Le immagini visualizzate possono essere fotografate offrendo una visione della patologia in tempo reale. A differenza dell’esame citologico, che determina la presenza o meno di cellule tumorali, o dell’ecografia, che sfrutta ultrasuoni e costringe l’operatore ad interpretare i dati, con il colposcopio lo specialista può effettivamente vedere la cervice e verificarne lo stato di salute.

Sonosalpingografia

Presso MediClinic è disponibile l’esame di sonosalpingografia, una procedura che riveste un ruolo fondamentale nella diagnosi di infertilità. È una procedura ambulatoriale non invasiva, basata sull’ecografia (dunque sugli ultrasuoni), che si focalizza sulle tube di falloppio e permette di identificare o escludere le cause tubariche dell’infertilità.

La sonosalpingografia è un esame semplice ma che richiede molta esperienza da parte dell’operatore. Provoca un minimo discomfort da parte della paziente, ma elimina del tutto la necessità di utilizzare radiazioni ionizzanti o mezzi di contrasto iodati (che possono provocare allergie) per l’analisi delle tube.

La procedura consiste nell’introduzione di un piccolo quantitativo di soluzione fisiologica e di un piccolo catetere nell’utero. Poiché l’ecografia rileva il passaggio di acqua e aria, con il catetere è possibile compiere uno studio completo dell’utero e degli annessi, con particolare riferimento alle tube. È possibile così verificare se un’eventuale infertilità sia causata da patologie o malformazioni delle tube. La sonosalpingografia, che è comunque associata a uno studio ecografico completo della cavità uterina, è molto utile inoltre se non è possibile o non è consigliabile eseguire un’isteroscopia.

Isteroscopia diagnostica

L’isteroscopia è la tecnica ambulatoriale più qualificata per l’indagine della cavità uterina. Prevede una semplice preparazione ed è eseguibile anche ambulatorialmente senza anestesia. Viene effettuata tramite l’isteroscopio, uno strumento lungo circa 25-30 centimetri dotato di una telecamera usata per visualizzare in tempo reale l’interno della cavità uterina.

Esistono due tipi di isteroscopio: quello dedicato all’isteroscopia diagnostica, che si limita a visualizzare la cavità uterina ed ha un diametro di circa 3 millimetri e l’isteroscopio operativo, che è dotato oltre alla telecamera di un bisturi elettronico. Quest’ultimo ha un diametro di circa 8 millimetri e si utilizza per l’asportazione di formazioni endouterine rilevate con l’isteroscopio diagnostico. Quest’ultimo viene inserito nella cavità vaginale e, grazie a un flusso di acqua o soluzione fisiologica che aiuta a distendere il canale cervicale, permette di indagare l’interno della cavità uterina.

L’isteroscopia è indicata soprattutto per visualizzare meglio l’espressione di patologie rilevate dal ginecologo in sede ecografica ma che non sono ancora state identificate con certezza; infatti, tramite l’isteroscopia, che si può effettuare ogni qual volta non sia stata identificata la causa di sanguinamento anomalo, è possibile vedere direttamente la cavità uterina e dunque stabilire con maggiore certezza l’origine dei sintomi.

L’esame diagnostico è veloce: in pochi minuti è possibile effettuare un’indagine completa, talvolta associata a una piccola biopsia. Una volta completata l’indagine, si rimuove l’isteroscopio e la paziente può lasciare l’ambulatorio. Nel caso si riscontri la presenza di neoformazioni come polipi, sinechie, aderenze o di un setto (irregolarità delle cavità uterina), lo specialista può procedere immediatamente alla programmazione della terapia chirurgica.

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